Pane e Circo

 

 

8 Giugno, 2011

Il poeta romano Giovenale, vissuto all’incirca un secolo dopo della nascita di Gesù Cristo a Betlemme, coniò la famosa espressione “Panem et Circenses,” che tradotta significa Pane e Circo. Ad essere più precisi l’espressione sarebbe da tradurre con “pane e corse dei cavalli” ed è

una metafora che sta a rappresentare i mezzi superficiali di appagamento del popolo. Dal punto di vista politico, la frase viene usata per descrivere la creazione di un consenso pubblico non attraverso il comportamento esemplare o un’eccellente qualità dei servizi e delle politiche pubbliche, bensì per mezzo di mere soddisfazioni nell’immediato delle necessità basiche di un popolo. L’espressione sta inoltre ad indicare l’ignoranza o la mancanza di interesse riguardo al dovere civico da parte delle persone comuni (l’homme moyen sensuel).
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Per gli studiosi dell’ascesa e della caduta dell’Impero Romano essa rappresenta il punto cruciale del declino di questo grande impero. Dopo aver conquistato nazioni e tutte le ricchezze immaginabili, i Romani caddero vittima dei loro propri successi, divenendo così arroganti, pigri, corrotti e degenerati e abbandonando sé stessi ad ogni tipo di immoralità. Giovenale, un acuto osservatore dell’epoca, si accorse di quello che stava per succedere, ma purtroppo non poté offrire alcuna valida via d’uscita se non i suoi trattati di satira nei quali criticava gli usi e i costumi dei suoi contemporanei, esattamente come fece il suo compatriota Cicerone, lo statista, filosofo e oratore romano la cui frase più famosa “O Tempora O Mores” (Oh che tempi! Oh che costumi!) è ancora utilizzata ai giorni nostri.

Nel caso specifico, la frase “Pane e circo” fu adottata da Giovenale per criticare la scelta dell’autorità di offrire alla popolazione romana pane e spettacoli gratuiti nelle arene e nei circhi. A Roma, il Circo Massimo fu un’enorme costruzione in grado di contenere circa 200’000 persone utilizzata soprattutto per le corse coi carri (lo sport prediletto nell’Antica Roma). Dare gratuitamente al popolo del cibo o a basso costo e intrattenerlo con questi spettacoli era utile alle autorità romane per le seguenti ragioni:

1) Una popolazione acquiescente e intorpidita è più facilmente controllabile. Una volta che si è dato cibo a sufficienza e si è occupato il tempo della gente con degli spettacoli, il gioco è fatto. Gran parte delle persone una volta soddisfatti i propri bisogni elementari sembrano non interessarsi più a poco altro (mi riferisco, ovviamente,a gran parte della gente ma non a tutta la gente, grazie a Dio).

2) La promozione di una politica fatta di favori personali. Difatti è certamente molto difficile che qualcuno possa rivoltarsi contro chi lo ha nutrito e lo ha divertito. A parità di condizioni, questo era un metodo quasi perfetto per manipolare i cuori e le menti di una popolazione sottilmente schiavizzata.

Naturalmente, questa situazione non poteva durare per sempre. Il sistema – oltre ad avere un costo insostenibile per essere mantenuto – ha finito col minare la base stessa della società romana trasformando un popolo dal carattere forte, marziale, stoico e per certi versi eroico in un popolo debole, demotivato e lascivo.

Così Roma, caput mundi, dopo aver perso il suo spirito e la sua guida passò in breve tempo dall’essere la superpotenza mondiale ad uno stato di decadenza e oblio.

Ma Roma è solo il migliore esempio che possiamo trovare delle cause che provvocano l’ascesa e il crollo di nazioni ed imperi. La storia si ripete e i modelli non cambiano. Ciò che è davvero sorprendente in tutto ciò è la precisione meccanica con la quale si susseguono questi eventi: una scintilla, poi la conquista, vittoria, impero e una volta raggiunto il massimo splendore comincia il declino, lento e inesorabile, e sempre originato al suo interno, fino a giungere al colpo finale e alla sua sconfitta da parte dei barbari del momento.

Nel linguaggio moderno, la frase è divenuta un aggettivo per descrivere una popolazione che non ha più valori civici nella vita pubblica. E ciò va a toccare tutto lo spettro politico (da destra a sinistra) in uno stato di trivialità e frivolezza che caratterizzò l’Impero Romano prima del suo declino.
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Questa era l’Antica Roma. Ora passiamo rapidamente all’anno del Signore 2011.

La situazione nella Roma moderna (cioè gli Stati Uniti d’America) sembra la fotocopia dell’Antica Roma. Non è certo un segreto che negli ultimi decenni gli USA hanno condotto le danze sul pianeta terra, specialmente dopo lo smembramento del suo unico rivale, l’Unione Sovietica (altro interessante caso da studiare). America la bella è divenuta America la meretrice, che diffonde in lungo e in largo le sue stregonerie, ignorando beatamente la spada che pende sulla sua testa.

SECONDA PARTE – Seguirà nei prossimi giorni

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